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Campionessa,
bambina e un po’ Re Mida: ecco il ritratto
della fiorettista under più brava
d’Italia
Margherita
Granbassi, dove stocca è oro
Vive tra armi e "peluches", ma
dietro ai 17 anni c’è grinta, classe,
carattere
TRIESTE Campionessa, bambina e un
po’ Re Mida: dove stocca è oro. Margherita
Grambassi, 17 anni, che vive tra fioretti
e peluches, fino ad oggi ha già vinto
molto. Dall’argento ai Mondiali under 17
di Parigi (nel ‘95) all’ultimo oro vinto
in Coppa del Mondo a Jesi con la conferma
al primo posto nel ranking mondiale under
20.
Come hai cominciato?
Sulla scia di mio fratello, a circa 8 anni.
Volevo imitarlo. Oggi lui ha smesso, ma
è diventato arbitro internazionale.
Io invece sono sempre in pedana.
Durante
un assalto hai mai paura?
Alle
volte sì. Se l’avversaria è
più forte la prima a rendermene conto
e ad avere un po’ di timore sono proprio
io.
E
allora cosa fai per non crollare?
Guardo in fondo alla pedana. Se trovo con
lo sguardo il mio maestro, mio fratello
o qualche persona cara mi passa tutto. O
quasi.
Elimini
così anche la tensione?
No. Quella qualche volta mi tradisce.
In
che senso?
Nel senso che il mio tallone d’Achille è
di non controllarmi, di arrabbiarmi per
decisioni arbitrali che giudico sbagliate.
E di protestare un po’ troppo.
Una
volta hai rimediato un cartellino nero.
Sì. Ma avevo ragione io. È
successo l’anno scorso, in Belgio, ai Mondiali
under 17. Una gara incredibile. Quell’arbitro
polacco era palesemente in malafede.
E
tu hai protestato?
A un certo punto mi sono seduta in fondo
alla pedana ben intenzionata a non continuare.
E
poi?
Il mio allenatore mi ha convinto a riprendere
il fioretto e a proseguire. Alla fine ho
perso 15-14. Ma non è finita lì.
Il caso ha voluto che il fioretto, con il
quale ho colpito rabbiosamente la pedana,
mi volasse di mano e finisse sulla testa
dell’allenatore della mia avversaria. Sulla
mia finì invece il cartellino nero.
Quale
gara ricordi più volentieri?
I Mondiali under 17 del ‘95 in una bellissima
Parigi. Conquistai l’argento. Ma al di là
del risultato agonistico mi divertii come
non mai. Con le compagne di squadra formiamo
un gruppo di "colleghe" ma anche
di amiche.
Che
cosa ti piace di questo sport così
affascinante?
Oltre ad essere atleti bisogna avere un’intelligenza
tutta particolare, fatta di riflessi, prontezza.
Bisogna, insomma, avere "testa".
Non
ti ha mai ferito una stoccata?
No. Ma capita raramente.
Frequenti
l’ultimo anno del liceo linguistico al "Bachelet".
Come ti trovi a scuola?
Bene. La mia compagna di banco capisce i
miei problemi: è una campionessa
di golf, Giulia Sergas, anche lei alle prese
con i problemi di chi fa sport.
Che
cosa farai da grande?
È certo che m’iscriverò all’Università.
Forse a giurisprudenza o a Scienze delle
comunicazioni. Non so però se resterò
a Trieste o se...
Se?
Forse mi trasferirò a Roma. Non ho
ancora deciso. Intanto devo finire la scuola
cercando di dividermi equamente tra studio
e gare. Non è facile.
Anche
perché ti alleni a Udine. Come mai?
A Udine c’è il mio maestro con il
quale mi alleno cinque volte la settimana.
A Trieste purtroppo non c’è la possibilità
di praticare la scherma ad alti livelli.
È un vero peccato.
e.m.
da "Il Piccolo", 17 dicembre 1997
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